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La vita è una discarica di sogni

Siamo nella stessa sorte che tagliente ci cambierà

Believe in nothing .

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"I sogni sono illustrazioni dal libro che la tua anima sta scrivendo su di te."semplici illusioni....

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Enigma widget by 6L & Daxii

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se ti piacciono libri, film e le parole,
se scassi i coglioni al genere umano con le tue improponibili opinioni,
vieni nella setta dei poeti estinti fondata da due menti diaboliche,
dove stranezze e curiosità sono sempre ben accolte

mignolo col prof
Apr. 28
nuevamente pasando por tu morada espero puedas pasar a mi space y poder dejar algunas berllas palabras como solo tu sabes decir
Jan. 14
Hola a ti bella mujer k has ilumjinado mi noche con tu resplandor k reflejan tus ifotos, bella mujer k se esconde entre la oscuridad, kien eres como te llamas, es posible ver tanta perfectcion en un mortal.... es posible pasar por aki y ser responidoo al margen de la soledad... te espero seras bienvenida cuando kieras a mi morada....
Jan. 11
Complimenti per i gusti musicali e per il bel blog!
Tanti auguri di buone feste!
Dec. 29
wrote:
You are very very beautiful ! kisses for you!
Nov. 28
June 21

"sei di nuovo solo,la mia anima sarà con te"

Fai a pezzi il mio cuore
Prima di andartene senza pentimenti
ho pianto per te, le mie lacrime diventano sangue
sono pronto ad arrendermi
dici che l’ho presa troppo male
e tutto ciò che chiedo è la tua comprensione
Riportarti un pezzo del mio cuore spezzato
sono pronto ad arrendermi

Ricordo i momenti
la vita era breve per una storia d’amore
svanirà come una rosa
lascerò tutto   
   
   
                                        
                                    
June 08

Elogio della solitudine

  

...anime Salve, che trae il suo significato dall’ origine, dall’ etimologia delle due parole che significano Spiriti Solitari è una specie di elogio della solitudine, si sa non tutti se la possono permettere, non se la possono permettere i vecchi, non se la possono permettere i malati, non se la può permettere il politico.
Un politico solitario è un politico fottuto di solito.
Però sostanzialmente quando si può rimanere soli con se stessi io credo che si riesca ad avere più facilmente il contatto con il circostante. Il circostante non è fatto soltanto dei nostri simili, direi che è fatto di tutto l’ universo, dalla foglia che spunta di notte in un campo sino alle stelle,… e … ci si riesce ad accordare meglio con questo circostante, si riesce a pensare meglio ai propri problemi, credo addirittura che si riesca a trovare delle migliori soluzioni e siccome siamo simili ai nostri simili, credo si possano trovare soluzioni anche per gli altri.
Con questo non voglio fare nessun “panegirico” nè dell’ anacronismo, nè del romitaggio, non è che si debba fare gli eremiti o gli anacoreti e che ho constatato attraverso la mia esperienza di vita, ed è stata una vita, che non dimostro la mia età attraverso la carta d’ identità;credo d’ averla vissuta.
Mi son reso conto che un uomo solo non mi ha mai fatto paura. Invece l’ uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura…

 

June 02

Wind of change

SCORPIONS

I follow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change
An August summer night
Soldiers passing by
Listening to the wind of change
The world closing in
Did you ever think
That we could be so close,like brothers
The future's in the air
I can feel it everywhere
Blowing with the wind of change
Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change
Walking down the street
Distant memories
Are buried in the past forever
I fallow the Moskva
Down to Gorky Park
Listening to the wind of change
Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow share their dreams
With you and me
Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change
The wind of change blows straight
Into the face of time
Like a stormwind that will ring
The freedom bell for peace of mind
Let your balalaika sing
What my guitar wants to say
Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow share their dreams
With you and me
Take me to the magic of the moment
On a glory night
Where the children of tomorrow dream away
In the wind of change

 

May 20

Planetary confinement

« ... liete si apprestano a combattere le Forze del Male e già calpestano il Ponte che adduce ai Troni degli Dèi; il Destino ormai sta per compiersi e Heimdallr, il santo custode, suona a gran forza il grande corno di guerra; in silenzio, Odino conversa con la testa di Mimir e da lei cerca consiglio. »
 
May 03

Ombra

Edgar Allan Poe

Voi che mi leggete siete ancora tra i viventi; ma io che scrivo, da molto, da molto tempo sarò partito per la regione delle ombre. Poichè, in verità, succederanno di ben strane cose, molti segreti saran rivelati, molti secoli passeranno prima che queste parole sian vedute dagli uomini. E quando le avranno vedute, gli uni non le crederanno, gli altri dubiteranno, e ben pochi troveranno materia di meditazione nei caratteri che su queste tavolette vo tracciando con uno stile di ferro.

L’anno era stato un anno di terrore, pieno di sentimenti più intensi del terrore, pei quali non c’è un nome sulla terra. Poichè c’erano stati molti prodigi e molti segni, e da tutte le parti, sulla terra e sul mare; le negre ali della Peste s’eran largamente spiegate. Ma quelli ch’eran sapienti nelle stelle non ignoravano che i cieli aveano un aspetto di sventura; e per me, tra gli altri, il greco Oinos, era evidente che stavamo al ricorso di quel settecentonovantaquattresimo anno, in cui, all’entrata in Ariete, il pianeta Giove si trova in congiunzione col rosso anello del terribile Saturno. Lo spirito particolare dei cieli, se non m’inganno di molto, manifestava la sua potenza non soltanto sul globo fisico della terra, ma ben anche sulle anime, sui pensieri, sulle meditazioni dell’umanità.

Una notte, eravamo in sette, in fondo a un nobile palazzo in una triste città chiamata Tolemaide, seduti intorno ad alcune anfore d’un vino rosso di Chio. E la nostra camera non aveva altra entrata che un’alta porta di bronzo; e la porta era stata lavorata dall’artista Corinno, ed era d’una rara perfezione, e si chiudeva per di dentro. Del pari, dei panneggiamenti neri, proteggendo questa camera melanconica, ci risparmiavamo l’aspetto della luna, delle stelle lugubri e delle vie spopolate: - ma il presentimento e il ricordo del flagello non s’erano potuti così facilmente escludere. C’erano, intorno, presso a noi, delle cose di cui non posso render completamente ragione,- delle cose materiali e spirituali, - una pesantezza nell’atmosfera, - una sensazione di soffocamento, d’angoscia, - e, sopratutto quel terribile modo d’esistenza che subiscono le persone nervose, quando i sensi son crudelmente viventi e svegli, e le facoltà dello spirito assopite, intristite. Un peso mortale ci schiacciava. Si stendeva sulle nostre membra, - sul mobilio della sala, - sulle coppe in cui si beveva; e tutte le cose parevano oppresse, prostrate in quell’abbattimento,- tutto, eccetto le fiamme delle sette lampade di ferro che rischiaravano la nostra orgia. Allungandosi in minuti filamenti di luce, rimanevano tutte così, e bruciavano pallide e immobili; e nella rotonda tavola d’ebano, attorno a cui sedevamo, e che il loro chiarore trasformava in specchio, ogni convitato contemplava il pallore della sua propria faccia e il lampo inquieto degli occhi tristi dei suoi compagni. Nondimeno si mandavan delle risate, ed eravamo allegri a nostro modo, - un modo isterico; e si cantavano le canzoni d’ Anacreonte, - che non son che follia; e si beveva molto, quantunque la porpora del vino ci rammentasse la porpora del sangue. Perchè c’era nella camera un ottavo personaggio, il giovane Zoilo.

Morto, lungo disteso e seppellito, egli era là il genio e il demone della scena. Ahimè! Non aveva parte, lui, al nostro divertimento; salvochè la sua faccia, sconvolta dal male, e gli occhi, dove la morte non avea spento che a mezzo il fuoco della peste, sembrava prendere tanto interesse alla nostra gioia quanto posson prendere i morti alla gioia di quelli che devon morire. Ma, benchè io, Oinos, mi sentissi addosso, fissi su me, gli occhi del defunto, nondimeno mi sforzai di non comprendere l’amarezza della loro espressione, e, figgendo ostinatamente lo sguardo nelle profondità dello specchio d’ebano, cantai con voce alta e sonora le canzoni del poeta di Teo. Ma grado a grado il mio canto cessò, e gli echi, correndo lontano fra le nere drapperie della camera, divennero fievoli, indistinti, e svanirono. Ed ecco che dal fondo di quelle drapperie nere ove andava a morire il suono della canzone, s’arderse un’ombra, fosca, indefinita, - un’ombra simile a quella d’un corpo di un uomo, quando la luna è bassa nel cielo; ma non era l’ombra né d’un uomo, né di un Dio, né d’alcun altro essere comune. E quasi rabbrividendo, oscillando per un istante fra le drapperie, rimase infine visibile e dritta, sulla superficie della porta di bronzo. Ma l’ombra era vaga, senza forma, indefinita; non era l’ombra né di un uomo né di un Dio,- né di un Dio di grecia, né d’un Dio di caldea, né d’alcun altro Dio egiziano. E l’ombra riposava sulla gran porta di bronzo e sulla cornice scolpita, e non si muoveva, e non pronunciava una parola: ma si fissava sempre più, e restò immobile. E la porta sulla quale l’ombra riposava era, se ben mi ricordo, proprio di contro ai piedi del morto Zoilo. Ma noi, i sette compagni, avendo veduto l’ombra mentre usciva dalle drapperie, non osavamo contemplarla fissamente; ma abbassavamo gli occhi, figgendoli sempre nelle profondità dello specchio d’ebano. E, finalmente, io, Oinos, ardii pronunziare alcune parole a bassa voce, e domandai all’ombra il suo nome e la sua dimora. E l’ombra rispose:

Io sono OMBRA, e la mia dimora è vicina alle catacombe di Tolemaide, e presso quelle cupe lande infernali, dove scorrono le acque impure di Caronte! -

E allora, tutti e sette, ci rizzammo inorriditi sui nostri seggi, e restammo così, tremanti, terrorizzati, convulsi; perchè il timbro della voce dell’ombra non era quello d’un solo individuo, ma d’una moltitudine d’esseri; e quella voce, variando le sue inflessioni di sillaba in sillaba, veniva a caderci confusamente negli orecchi, imitando gli accenti noti e familiari di mille e mille amici scomparsi!

 
April 27

riflessione di un'ubriaca

un'ubriaca ad un'amica brilla:"mmmm ma perchè la testa mi continua a girare anche se ho gli occhi chiusi?"
che dilemma..
 
 
 
March 31

contrasti che esecerbano l'animo

Ogni piacere sembrava un sacrilegio nei confronti dei morti.
Solo il nulla risponde alle nostre ansiose invocazioni.
Cercando di dimenticare il mondo,le mie paure e soprattutto me stesso.
Benedissi il dispensatore di oblio.
 
Goodbye Ruby Tuesday
 
February 23

Seppellitemi vicino all'ippodromo così che possa sentire l'ebbrezza della volata finale.

Come batte il suo cuoricino!Come lotta per liberarsi! Come noi, Paul. Proprio come noi. Noi crediamo di sapere tante cose,mentre in realtà non ne sappiamo più di un topo in trappola…un topo con la schiena spezzata che crede di avere ancora voglia di vivere.                         

                                                                                                  S. King

February 04

viaggio nel tempo.in luoghi bui.

  A volte bisogna tornare indietro con la memoria,nel tempo.Ritornar col pensiero ai vecchi amori,ai vecchi dolori alle vecchie ferite.Per l'ennesima volta ho letto questo brano.L'unico che riesce a provocar un dolce brivido sulla pelle.L'unico capace di farmi pensare,laddove non c'è bisogno di perder tempo a pensare.A volte perder tempo è bello.

Edgar Allan Poe

Il gatto nero

Mi sposai giovane, e fui felice di trovare in mia moglie una indole congeniale

alla mia. Osservando la mia predilezione per gli animali domestici, non perdeva

occasione di procurarmi quelli delle specie più piacevoli. Avevamo uccelli, pesci

dorati, un bellissimo cane, conigli, una scimmietta e un gatto.

Quest'ultimo era un animale eccezionalmente forte e bello, tutto nero, e

straordinariamente sagace. Quando parlava della sua intelligenza, mia moglie, che

in cuor suo era non poco imbevuta di superstizione, alludeva spesso all'antica

credenza popolare che considerava tutti i gatti neri streghe travestite. Non che ne

parlasse seriamente: se accenno alla cosa, è solo perché proprio ora mi è capitato di

rammentarmene.

Pluto ‐ era questo il nome del gatto ‐ era il mio beniamino, il mio compagno di

giochi. Io solo gli davo da mangiare, e in casa lui mi seguiva dovunque andassi, Anzi,

a fatica riuscivo a impedirgli di accompagnarmi per la strada.

La nostra amicizia duròa questo modo per parecchi anni, durante i quali il

mio temperamento, il mio carattere (arrossisco a confessarlo) avevano subìo, ad

opera del demone dell'Intemperanza, un radicale peggioramento. Giorno dopo

giorno divenni piùlunatico, piùirritabile, piùindifferente ai sentimenti altrui. Mi

lasciai andare al punto di usare con mia moglie un linguaggio brutale. Alla fine,

arrivai anche a picchiarla. I miei animali, naturalmente, risentirono di questo

mutamento d'umore. Non solo li trascurai, ma li maltrattai. Per Pluto, tuttavia,

conservavo ancora quel tanto di riguardo che bastava a impedirmi di malmenarlo

come, senza scrupolo alcuno, malmenavo i conigli, la scimmia o anche il cane,

quando per caso o per affetto mi venivano tra i piedi. Ma la mia malattia mi

divorava sempre più(e quale malattia èparagonabile all'alcool?), e alla fine anche

Pluto, che si faceva vecchio e di conseguenza un po' fastidioso anche Pluto cominciòa provare gli effetti del mio malumore.

Una notte, tornando a casa, ubriaco fradicio, da uno dei ritrovi che

frequentavo in città ebbi l'impressione che il gatto evitasse la mia presenza. Lo

afferrai; e allora, impaurito dalla mia violenza, coi denti mi ferìlievemente alla

mano. Subito la furia di un demone si impadronìdi me. Non mi conoscevo più

Sembrava che di colpo la mia anima originaria fosse fuggita via dal mio corpo; e

una malignità più che diabolica, alimentata dal gin, eccitava ogni fibra del mio

essere. Trassi dal taschino del panciotto un temperino, lo aprii, afferrai la povera

bestia per la gola, e deliberatamente con la lama le cavai un occhio dall'orbita!

Arrossisco, brucio, rabbrividisco nello scrivere di quest'infame atrocità.

Quando, al mattino, ritornò la ragione ‐svaporati nel sonno i fumi dell'orgia

notturna ‐ provai un sentimento in parte d'orrore, in parte di rimorso per il delitto

di cui m'ero reso colpevole; ma era tutt'al piùun sentimento debole ed equivoco, e

l'anima non ne fu toccata. Di nuovo mi diedi agli stravizi, e ben presto affogai nel

vino ogni ricordo del mio atto.

Nel frattempo, il gatto lentamente guarì L'orbita dell'occhio perduto era, èvero, spaventosa a vedersi, ma pareva che non ne soffrisse più Girava per la casa

come al solito ma, come ben mi potevo aspettare, fuggiva in preda al terrore

ogniqualvolta mi avvicinavo. Tanto m'era rimasto ancora del mio vecchio cuore,

che dapprincipio mi afflisse quell'evidente ripugnanza da parte di una creatura che

una volta mi aveva tanto amato. Ma a questo sentimento subentròben presto

l'irritazione. E poi, a mia definitiva e irrevocabile rovina, sopraggiunse lo spirito

della PERVERSITÀ Di tale spirito la filosofia non tiene conto. E tuttavia, cosìcome

sono certo che la mia anima vive, sono certo che la perversitàèuno degli impulsi

primitivi del cuore umano, una delle indivisibili facoltàprimarie, o sentimenti, che

danno un indirizzo al carattere dell'Uomo. Chi non si èsorpreso cento volte

nell'atto di commettere un'azione spregevole o stolta per la sola ragione che sapeva

di non doverla commettere? Non abbiamo forse, a dispetto del nostro miglior

consiglio, una perpetua inclinazione a violare ciò che è Legge, solo perché la

riconosciamo come tale? A mia definitiva rovina, ripeto, sopraggiunse questo

spirito di perversità. Fu questa insondabile brama dell'anima di tormentare se

stessa, di far violenza alla propria natura, di fare il male per puro amore del male,

che mi spinse a continuare e infine a consumare l'offesa che avevo inflitto

all'inoffensiva bestiola. Una mattina, a sangue freddo, le infilai un cappio al collo e

la appesi al ramo d'un albero; l'impiccai con gli occhi colmi di lacrime e col più

amaro rimorso nel cuore; l'impiccai perché sapevo che mi aveva amato, e perché

sentivo che non mi aveva dato ragione alcuna per farle del male; l'impiccai perché

sapevo che così facendo commettevo un peccato, un peccato mortale che avrebbe

compromesso la mia anima immortale al punto da porla ‐ se ciòfosse possibile ‐ al

di làdella misericordia senza fine di un Dio infinitamente pietoso e terribile.

La notte che seguìil giorno in cui fu commesso quell'atto crudele, mi destòdal sonno il grido «l fuoco!» Le cortine del mio letto erano in fiamme. Tutta la

casa ardeva. Con grande difficoltàsfuggimmo all'incendio: mia moglie, un

domestico, e io. La distruzione fu completa. Tutte le mie ricchezze terrene vennero

divorate dal fuoco, e da allora mi abbandonai alla disperazione.

Non cerco di stabilire un rapporto di causa ed effetto tra il sinistro e l'atrocità

sono superiore a queste debolezze. Ma ora sto descrivendo una catena di eventi, e

non voglio che nessun anello risulti imperfetto. All'indomani dell'incendio,

ispezionai le rovine. Con una sola eccezione, i muri erano crollati. L'eccezione

riguardava un muro divisorio, non molto spesso, che stava, piùo meno, nel mezzo

della casa, e contro il quale prima poggiava la testata del mio letto. Qui l'intonaco

aveva resistito in gran parte all'azione del fuoco, giacché‐ a questo attribuii il fatto

‐ era stato steso di recente. Intorno a questo muro si era raccolta una fitta folla, e

molte persone sembravano esaminare una certa parte con minuziosa e viva

attenzione. Le parole «strano!»«singolare!»e altre espressioni analoghe destarono

la mia curiosità Mi avvicinai e vidi, come scolpita a bassorilievo sulla superficie

bianca, la figura di un gigantesco gatto. L'immagine era resa con stupefacente

esattezza. Intorno al collo dell'animale, c'era una corda.

Dapprima, al vedere questa apparizione ‐ poichénon potevo considerarla che

tale ‐ estremo fu il mio stupore, e il mio terrore. Ma infine mi soccorse la riflessione.

Il gatto, ricordavo, era stato impiccato in un giardino adiacente alla casa.

All'allarme dell'incendio, il giardino era stato subito invaso dalla folla, e qualcuno

doveva aver staccato l'animale dall'albero per gettarlo, attraverso una finestra

aperta, in camera mia. Ciò probabilmente, allo scopo di destarmi dal sonno. Il

crollo degli altri muri aveva compresso la vittima della mia crudeltàdentro la

sostanza dell'intonaco fresco; poi la calce e l'azione combinata delle fiamme e

dell'ammoniaca della carogna avevano creato l'immagine cosìcome ora la vedevo.

Sebbene in tal modo tranquillizzassi prontamente la mia ragione, se non

proprio la mia coscienza, a proposito del fatto strabiliante testédescritto, esso non

mancòdi fare un'impressione profonda sulla mia fantasia. Per mesi e mesi non

potei liberarmi dal fantasma del gatto; e in questo periodo si insinuònuovamente

nel mio spirito un vago sentimento che sembrava, ma non era, rimorso. Giunsi a

rimpiangere la perdita dell'animale e a guardarmi intorno, nelle miserabili bettole

che ora abitualmente frequentavo, in cerca di un altro gatto della medesima razza

da tenere al posto dell'altro.

Una notte, mentre sedevo semistordito in un covo peggio che infame, la mia

attenzione fu improvvisamente attratta da qualcosa di nero che stava in cima a una

delle gigantesche botti di gin, o rum che fosse, che costituivano il principale

arredamento del locale. Da qualche minuto fissavo il coperchio della botte, e ciò che

ora mi sorprese fu di non aver notato prima quel qualcosa che vi stava sopra. Mi

avvicinai e lo sfiorai con la mano. Era un gatto nero, un bel gatto grosso: grosso

quasi come Pluto, e a lui somigliantissimo, tranne per un particolare. Su tutto il

corpo, Pluto non aveva un solo pelo bianco; questo gatto, invece, aveva una larga,

sebbene indefinita, chiazza bianca che gli copriva il petto quasi per intero.

Non appena lo toccai, si alzò, prese a farmi le fusa, mi si strofinò contro la

mano, e parve tutto contento della mia attenzione. Era proprio questa, dunque, la

creatura che andavo cercando. Subito proposi al padrone del locale di acquistarlo;

ma costui non ne rivendicò la proprietà non ne sapeva nulla ‐ non l'aveva mai visto

prima di allora.

Continuavo ad accarezzarlo, e quando mi accinsi a rincasare, l'animale si

mostròdesideroso di accompagnarmi. Acconsentii, e per la strada di tanto in tanto

mi chinavo a fargli una carezza. Una volta a casa, si ambientòimmediatamente, e

subito divenne il beniamino di mia moglie.

Per parte mia, ben presto sentii nascere dentro di me una viva antipatia nei

suoi confronti. Era proprio il contrario di quel che avevo previsto; ma ‐ non so

come e perchéavvenisse ‐ il suo evidente affetto per me non faceva che

disturbarmi e irritarmi. A poco a poco questi sentimenti, disgusto e fastidio,

crebbero fino a mutarsi nell'asprezza e nell'odio. Evitavo quell'animale; tuttavia un

certo senso di vergogna e il ricordo del mio precedente atto di crudeltàmi

impedivano di fargli del male. Per qualche settimana, non lo colpii négli arrecai in

altro modo violenza; ma gradualmente, insensibilmente, presi a guardarlo con

inesprimibile ribrezzo e a rifuggirne in silenzio l'odiosa presenza, come un fiato di

peste.

Ciòche senza dubbio contribuìad accrescere la mia avversione per l'animale

fu la scoperta, la mattina dopo che l'ebbi portato a casa, che, come a Pluto, anche a

lui era stato cavato un occhio. Tale circostanza, tuttavia, non fece che renderlo piùcaro a mia moglie, la quale, come ho giàdetto, possedeva in alto grado quell'

umanità di sentimenti che era stata un tempo il mio tratto caratteristico e la fonte

dei miei piaceri più semplici e puri.

Ma come cresceva la mia avversione per questo gatto, sembrava aumentare

la sua predilezione per me. Seguiva i miei passi con un'insistenza che mi sarebbe

difficile far comprendere al lettore. Ogniqualvolta mi sedevo, si accoccolava sotto

alla mia seggiola o mi saltava sulle ginocchia, coprendomi delle sue repulsive

carezze. Se mi alzavo per camminare, mi si metteva tra i piedi, e quasi mi faceva

cadere; oppure, afferrandosi ai miei vestiti con le unghie lunghe e aguzze, mi si

arrampicava in questo modo fino al petto. In questi momenti, sebbene avessi voglia

di finirlo con un sol colpo, mi trattenevo dal farlo, in parte per il ricordo di quel mio

primo delitto, ma soprattutto ‐ voglio confessarlo, subito ‐ per il mio assoluto

terrore della bestia.

Non era proprio terrore del male fisico: e tuttavia non saprei come definirlo

altrimenti. Quasi mi vergogno di ammettere ‐ sì anche in questa cella di criminale ‐

che il terrore e l'orrore suscitati in me dall'animale erano stati esasperati da una

delle piùassurde chimere che sia dato immaginare. Piùdi una volta mia moglie

aveva richiamato la mia attenzione sull'aspetto della chiazza di peli bianchi di cui

ho parlato, e che costituiva l'unica differenza visibile tra la strana bestia e l'altra

che avevo ucciso. Il lettore ricorderàche questa chiazza, sebbene larga, era

all'inizio del tutto indefinita. Ma lentamente, cosìlentamente che per lungo tempo

la mia ragione lottòcontro quella che sembrava pura fantasia, aveva finito per

assumere una rigorosa nitidezza di contorni. Era adesso l'immagine di un oggetto

che rabbrividisco a nominare ‐ e per questo soprattutto provavo ripugnanza e

terrore, e avrei voluto sbarazzarmi di quel mostro se avessi osato era

adesso, dico,

l'immagine di una cosa orrida, di una cosa sinistra: la FORCA! Oh, luttuosa e

terribile macchina dell'orrore e del delitto, dell'agonia e della morte!

E adesso ero davvero disperato, al di làd'ogni possibile disperazione umana.

E che un animale, un bruto, il cui simile avevo disprezzato e ucciso ‐ che un animale,

un bruto

, infliggesse a me ‐ a me, uomo fatto a immagine di Dio, cosìgrande e

intollerabile miseria! Ahimè nédi giorno nédi notte conobbi piùla benedizione del

riposo! Durante il giorno, l'animale non mi lasciava solo un istante; e durante la

notte mi destavo di soprassalto, ogni ora, da sogni di indicibile paura, per trovare

sulla mia faccia il fiato caldo della cosa e il suo peso immane ‐ incubo incarnato che

non avevo la forza di scuotermi di dosso, e sempre, sempre gravava sul mio cuore!

Sotto l'oppressione continua di tormenti come questi, l'esiguo residuo di

bene che era in me finì col soccombere. Pensieri malvagi ‐ i pensieri piùtenebrosi e

malvagi ‐ divennero i miei soli, assidui compagni. Il mio abituale umor tetro si

accentuòfino a mutarsi in odio di tutto e di tutta l'umanità mentre dei subiti,

frequenti e incontrollabili accessi di una furia alla quale ora ciecamente mi

abbandonavo, mia moglie, che mai si lamentava, era, ahimè la vittima piùconsueta

e paziente.

Un giorno mi accompagnò per qualche faccenda domestica, nella cantina del

vecchio edificio che la povertàci costringeva ad abitare. Il gatto mi seguìper i ripidi

gradini e, avendomi quasi fatto cadere a testa ingiù mi esasperòalla follia.

Brandendo un'ascia, e dimenticando nella mia furia il puerile timore che fino a quel

momento aveva frenato la mia mano, vibrai all'animale un colpo che, se fosse calato

come volevo, gli sarebbe certo riuscito fatale. Ma il colpo fu arrestato dalla mano di

mia moglie. Questo suo intervento scatenòin me una rabbia piùche demoniaca:

liberai il braccio dalla sua presa e le affondai l'ascia nel cervello. Cadde morta

all'istante, senza un gemito.

Compiuto questo orrendo assassinio, subito, e in piena lucidità mi disposi a

occultare il cadavere. Sapevo di non poterlo trasportare fuori della casa, nédi

giorno nédi notte, senza correre il rischio di essere osservato dai vicini. Presi in

considerazione molti piani. A un certo punto, pensai di tagliare il cadavere in

minuti frammenti e di distruggerli col fuoco. Poi decisi di scavargli una fossa nel

pavimento della cantina. Poi, ancora, esaminai la possibilitàdi imballarlo in una

cassa come fosse una merce qualsiasi, con le solite formalità e di farlo portar via da

un facchino. Infine, trovai un espediente che mi parve migliore di questi. Decisi di

murarlo nella cantina, come si tramanda che nel medioevo i monaci murassero le

loro vittime.

A tale scopo la cantina era quanto mai adatta. I muri erano poco compatti, e

di recente erano stati ricoperti per intero di un ruvido intonaco che a causa

dell'umiditàdell'atmosfera non aveva potuto indurirsi. Inoltre, in uno dei muri

c'era una sporgenza, dovuta a un falso camino o focolare, che era stata riempita

cosìda non presentare differenze rispetto al resto della cantina. Non avevo dubbi

di potere agevolmente rimuovere i mattoni in quel punto per poi introdurvi il

cadavere e murare tutto come prima cosìche nessun occhio scoprisse alcunchédi

sospetto.

E in questo mio calcolo non mi sbagliai. Con una grossa leva di ferro spostai i

mattoni con tutta facilitàe, collocato con cura il corpo contro la parete interna, lo

puntellai in quella posizione; poi, con poca fatica, rifeci l'ammattonato così come

era prima. Mi procurai calcina, sabbia e setole e, usando ogni possibile precauzione,

preparai un intonaco che non era possibile distinguere dal vecchio e lo stesi

accuratamente sul muro nuovo. Quando ebbi finito, constatai soddisfatto che tutto

era a posto. Non v'era segno nel muro che esso fosse stato manomesso. Con la

massima cura rimossi da terra i calcinacci. Mi guardai attorno trionfante, e mi dissi:

«Qui, almeno, non ho lavorato invano».

Il passo successivo fu di cercare la bestia che era stata la causa di tanta

sciagura: poiché infine ero fermamente deciso a metterla a morte. Se mi fosse

riuscito di trovarla allora, sul suo destino non avrebbero potuto esservi dubbi; ma,

a quel che pareva, lo scaltro animale, allarmato dalla violenza della mia collera

recente, si guardava bene dal mostrarmisinell'umore in cui mi trovavo. È

impossibile descrivere, o immaginare, la profonda, beata sensazione di sollievo che

l'assenza dell'aborrito animale fece nascere in me. Non comparve durante la notte,

e così, per una notte almeno da che m'era entrato in casa, dormii d'un sonno

profondo e tranquillo; sì, dormii, pur col peso dell'assassinio sull'anima!

Passò il secondo giorno, il terzo, e ancora il mio tormentatore non si vedeva.

Di nuovo respirai come un uomo libero. Il mostro, atterrito, era fuggito per sempre

dalla mia casa! Non l'avrei veduto mai più! Ero al colmo della felicità! Ben poco mi

turbava la colpa della mia azione delittuosa. V'erano state indagini, ma le mie

pronte risposte le avevano sviate. Si era proceduto anche a una perquisizione, ma

non si era scoperto nulla, naturalmente. Guardavo alla mia felicità futura come a

una certezza assoluta.

Il quarto giorno dopo l'assassinio, del tutto inaspettatamente, si

presentarono in casa mia alcuni agenti di polizia e procedettero a un nuovo,

minuzioso esame dell'edificio. Ma, sicuro com'ero dell'irreperibilità del mio

nascondiglio, non provai il minimo imbarazzo. Gli agenti mi ordinarono di

accompagnarli nella perquisizione. Non lasciarono inesplorato nessun angolo,

nessun recesso. Alla fine, per la terza o quarta volta, scesero in cantina. Non mi

tremava un muscolo. Il cuore mi batteva calmo come quello di chi dorma un sonno

innocente. Percorsi la cantina da un capo all'altro. Camminai avanti e indietro con

fare disinvolto, le braccia conserte. Quelli della polizia erano pienamente

soddisfatti e si disponevano ad andarsene. L'esultanza del mio cuore era troppo

forte perché potessi frenarla. Smaniavo dalla voglia di dire una parola, una sola, in

segno di trionfo, e rendere doppiamente certa la loro certezza della mia innocenza.

«Signori», dissi alla fine, mentre il gruppo risaliva le scale, «sono lieto di aver

placato i vostri sospetti. Auguro a tutti voi buona salute, e un po' più di cortesia. Tra

parentesi, signori miei, questa è una casa molto ben costruita» (nella smania di

parlare con disinvoltura, quasi non sapevo quel che mi usciva di bocca), «potrei

anzi dire costruita in modo eccellente. Questi muri ‐ ve ne andate, signori? ‐ questi

muri sono solidamente fabbricati» e qui, da nient'altro spinto che dal desiderio

frenetico di fare una bravata, picchiai forte con un bastone che tenevo in mano

proprio su quella parte dell'ammattonato dietro al quale stava il cadavere della mia

diletta sposa.

Ma possa Dio proteggermi e salvarmi dalle zanne del Grande Nemico! Non

appena l'eco dei miei colpi si smorzònel silenzio, mi rispose una voce dall'interno

della tomba! Un lamento, dapprima soffocato e rotto come un singhiozzo di un

bimbo, e che in breve salìdi tono, divenne un grido lungo, altissimo, ininterrotto,

assolutamente innaturale, disumano: un ululato, uno strido lamentoso, metàd'orrore e metàdi trionfo, quale avrebbe potuto levarsi solo dall'inferno, dalle gole

dei dannati nelle loro torture, e insieme dalle gole dei demoni che esultano nella

dannazione.

Dei miei pensieri èfollia parlare. Mi sentii mancare, barcollai verso il muro opposto.

Per un istante, gli uomini sulle scale restarono immobili: attoniti, atterriti. Un

istante dopo, una dozzina di solide braccia lavoravano al muro. Cadde di schianto. Il

cadavere, giàputrefatto in gran parte e imbrattato di grumi di sangue, apparve,

ritto in piedi, agli occhi degli spettatori. Sulla sua testa, la bocca rossa spalancata e

l'unico occhio di fiamma, stava appollaiata la bestia orrenda, le cui arti mi avevano

sedotto all'assassinio, e la cui voce accusatrice mi consegnava al boia. Avevo

murato il mostro dentro la tomba!

Da: Edgar Allan Poe, I racconti del terrore

January 11

caro fabrizio....

Son passati dieci anni ormai...sei stato un grande poeta,un grande uomo,un grande cantautore.
e tale resterai in eterno.
altre parole non servono..
January 05

un blasfemo

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,
non avevano leggi per punire un blasfemo,
non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte.

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,
lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,
nel giardino incantato lo costrinse a sognare,
a ignorare che al mondo c'e' il bene e c'è il male.
 
October 05

per te che fai buon viso a cattivo gioco

 
Tu ed io nella nostra vita.
I legami sacri non saranno mai rotti.
Quindi perché non posso continuare a dire bugie e vederti morire ogni giorno.
Ripenso a quei tempi in cui i sogni erano importanti, parlando con l'innocenza della gioventù.
Mi hai detto che non mi avresti mai lasciato ma il cavallo scalpita e si arrabbia in nome della disperazione.
E' tutto tempo sprecato. puoi guardare te stesso quando pensi a quello ke ti lasci alle spalle?
E' tutto tempo sprecato. puoi vivere con te stesso quando pensi a quello ke ti lasci alle spalle?

Illusioni paranoidi ti hanno catturato.
Ho bisogno di sapere dov'è il mio amico.
E' completamente solo.
È sepolto in profondità all'interno di una carcassa in cerca di un'anima.
Puoi sentirmi dentro il tuo cuore che sanguina.
Perché non puoi credere che puoi non essere amato.

Ti sento gridare in agonia e il cavallo scalpita e si arrabbia in nome della disperazione.
E' tutto tempo sprecato. puoi guardare te stesso quando pensi a quello ke ti lasci alle spalle?
E' tutto tempo sprecato. puoi vivere con te stesso quando pensi a quello ke ti lasci alle spalle?
Mi hai detto che non mi avresti mai lasciato ma il cavallo scalpita e si arrabbia in nome della disperazione.
E' tutto tempo sprecato. puoi guardare te stesso quando pensi a quello ke ti lasci alle spalle?
E' tutto tempo sprecato. puoi vivere con te stesso quando pensi a quello ke ti lasci alle spalle?
Il sole sorgerà ancora, la terra diventerà sabbia.
I colori della creazione sembrano dissolversi nel grigio e vedrai le mani malate del tempo scrivere le tue ultime rime e finire il ricordo.

Non avrei mai pensato che tu ti allontanassi così, ragazzo.
 
                                 wasted time - skid row


 
September 14

Il resto è silenzio.

Sono stanca di essere il regista di sogni che si proiettano solo nella mia testa.
Ami?
Sento la sua voce pronunciare queste parole...a volte lo sento ancora. Nei mei sogni.
Ami?
sì, rispondo.Sì... e il vero amore non muore mai.
Poi mi sveglio urlando.
 
 
 
Arrivederci e buona vita miei cari.
 
September 03

"Al momento della morte spero di essere sorpreso."

"E allora perchè dovresti preoccuparti di qualcosa dopo la morte?
è un sonno senza tormento la differenza è che non ti sveglierai......"
 
 
 
Antimatter - Legions
 
Stony and grey is the whore
And long are the days in the morgue
Where God is a wall
Where God is a wall to look upon

Legions and hordes
The seas have been torn
And buildings remain where they fall
And I solemnly walk
Through legions and hordes
A dark mass of infidel

Long is the howl at the end
A cry from the tail echoing
And fools reverberate
And fools reverberate and carry on...

What have they done to themselves?
Look what they've done to themselves.

If you don't learn to leave this thing alone
You'll never get to see the sun again
You won't come out on top
The seed is sown

 
August 25

la casa degli invasati.

Nessun organismo vivente può conservare a lungo la propria salute mentale vivendo in condizioni di realtà assoluta; si pensa che persino le allodole e le cavallette sognino. La Casa sulla Collina, per nulla sana, sorgeva isolata contro le sue alture, custode di tenebre; sorgeva da ottant'anni e forse vi sarebbe stata per altri ottanta. Al suo interno i muri stavano dritti, i mattoni si congiungevano con ordine, i pavimenti erano saldi e le porte erano giudiziosamente chiuse; il silenzio posava uniforme sui legni e le pietre della Casa sulla Collina e qualunque cosa vi si aggirasse, si aggirava in solitudine.
                                                                                                                Shirley Jackson.
 
anatas  
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